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(Fonte: Il Fatto) - Migliaia di persone sono scese nelle strade di Johannesburg per rendergli omaggio. Già da questa notte, un gruppo si è radunati vicino alla casa in cui abitò l’ex presidente, ballando e cantando per celebrare l’icona della lotta contro l’apartheid.

 

Il mondo piange Nelson Mandela. Il Sudafrica è in lacrime, messaggi di cordoglio arrivano da tutti i capi di Stato, tributi da tutte le personalità della politica, della musica, dello sport: dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama alla regina Elisabetta d’Inghilterra, da Raul Castro a Abu Mazen, dal premier indiano Singh ai vertici dello Stato cinese fino al Dalai Lama, dal Brasile all’Iran, da Muhammad Alì a Pelè. E poi la gente comune che ha trovato in Madiba il proprio punto di riferimento. A Johannesburg la folla è scesa in strada e si è riunita davanti alla casa dell’eroe della lotta contro l’apartheid, il padre della nazione sudafricana. “Grazie a Mandela – ha dichiarato Frederik De Klerk, ultimo presidente sudafricano dell’epoca dell’apartheid, con Mandela premio Nobel per la pace - la riconciliazione in Sudafrica è stata possibile”. 

Obama ha ordinato bandiere a mezz’asta in tutti gli Stati Uniti fino al tramonto del 9 dicembre, lo stesso ha voluto in Francia il presidente della Repubblica François Hollande. “E’ stato un grande uomo – ha detto il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon- un gigante per la giustizia e fonte di ispirazione per l’umanità”. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha interrotto ieri un incontro relativo ai tribunali per la ex Jugoslavia e per il Ruanda per osservare un minuto di silenzio in omaggio a Mandela. Un “eroe panafricano” così l’Unione Africana, per voce del presidente della Commissione, il sudafricano Nkosazana Dlamini-Zuma, commenta la scomparsa di Madiba. Mandela – prosegue in una nota – ha “simboleggiato lo spirito del panafricanismo e la solidarietà nella lotta dell’umanità contro l’apartheid, l’oppressione, il colonialismo” per “l’autodeterminazione, la pace e la riconciliazione”. 

Il dolore del mondo: dal presidente della Cina alla Elisabetta II fino a San Suu Kyi
Ma quanto il messaggio di Mandela sia stato trasversale si capisce non solo dal fatto che il dolore viene espresso a qualsiasi fuso orario, ma anche da personalità con storie del tutto diverse in Paesi con percorsi molto differenti tra loro. Si pensi da una parte alla Cina, il cui presidente Xi Jinping ha ricordato la figura di Mandela come colui che ha contribuito alla “causa del progresso umano”. Per contro alcuni cittadini cinesi, scrivend osu Internet, hanno paragonato lo scomparso statista sudafricano ai dissidenti che si battono in Cina per i diritti umani, tra cui il premio Nobel per la paceLiu Xiaobo, che sta scontando una condanna ad 11 anni per “sovversione”. O ancora si pensi alla Russia: Vladimir Putin ha espresso cordoglio per Mandela che “passando attraverso prove pesantissime fino alla fine dei suoi giorni, si legge, il leader africano è rimasto fedele ai luminosi ideali dell’umanesimo e della giustizia. E viceversa il presidente dell’Iran Hassan Rohani: “Mandela credeva nella libertà e nell’uguaglianza degli esseri umani”. Oppure il comunicato ufficiale del capo di Stato del Regno Unito, la regina Elisabetta II, secondo la quale Mandela “ha lavorato instancabilmente per il bene del suo paese: la sua eredità è oggi il Sud Africa in pace”. O ancora la leader democratica della Birmania Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace: “Esprimo estremo dolore per la morte dell’uomo che ha difeso i diritti umani e l’uguaglianza in questo mondo. Ci ha fatto anche capire che possiamo cambiare il mondo, che possiamo farlo cambiando gli atteggiamenti. Era un grande essere umano che ha alzato gli standard dell’umanità”.

Le lacrime degli Stati Uniti, gente radunata ad Harlem
Visibilmente commosso in particolare il presidente americano Obama, il primo presidente di origini africane della storia statunitense: “Non posso immaginare la mia vita senza l’esempio di Nelson Mandela”. In diretta tv Obama ricorda Madiba come “uno degli uomini più coraggiosi e influenti che l’umanità abbia avuto”. La personalità che forse più di ogni altra ha forgiato il modo di pensare del leader della Casa Bianca, e ispirato il suo impegno in politica fin dagli anni in cui era studente. Del resto Obama lo ha più volte detto: Madiba è da sempre il suo “eroe personale”. E in molti nel 2008 – soprattutto tra gli afroamericani – videro proprio in Obama uno degli eredi di quel pensiero dilibertà e di difesa dei diritti che riuscì a sconfiggere l’apartheid. Tanto che ancora oggi, camminando ad esempio per Harlem, alcuni murales o alcuni fotomontaggi sulle bancarelle immortalano il primo nero salito alla presidenza degli Stati Uniti al fianco di Mandela e degli “eroi” dell’epopea afroamericana, come Martin Luther King o Malcom X. “Nelson Mandela. 1918-2013. Ha cambiato il nostro mondo” è d’altra parte la scritta che campeggia sull’insegna luminosa dell’Apollo Theater di Harlem, tempio della musica nera nell’area di Manhattan che una volta era regno incontrastato della comunità afroamericana di New York. Molta la gente, la maggior parte di colore, che si è radunata davanti allo storico teatro, uno dei pochi dell’era d’oro del jazz ancora sopravvissuti nella Grande Mela. In silenzio si ricorda una delle icone assolute anche dei neri d’America.

Obama: “Ringraziamo che sia vissuto”
“Sono stato uno dei milioni di persone ispirate da Mandela”, ha detto Obama trattenendo a stento le lacrime e ricordano il giorno in cui Madiba uscì dal carcere: “Mi ha dato l’idea di cosa si può raggiungere quando si è guidati dalla speranza”. E in effetti Obama ha sottolineato come Mandela abbia raggiunto “più di quanto ci si possa aspettare da ogni uomo. Fermiamoci e ringraziamo il fatto che sia vissuto”. Per ricordare il leader sudafricano cita anche le parole pronunciate dallo stesso Mandela nel 1964, nel corso del suo processo: “Ho combattuto contro il dominio dei bianchi e ho combattuto contro il dominio dei neri. Ho amato l’ideale di una società democratica e libera in cui tutti possono vivere in armonia e con pari opportunità. E’ un ideale per il quale spero di vivere e che spero di raggiungere. E se necessario è un ideale per cui sono pronto a morire”. “Mandela ha vissuto per questo ideale – ha chiuso Obama – e lo ha reso reale”.

L’unico rammarico per il presidente americano è quello di non aver più potuto riabbracciare il suo idolo. E’ stata una scelta, presa a malincuore, quella di non incontralo nel viaggio di quest’estate in Sudafrica. Mandela era già molto malato, e Obama disse di non cercare fotografie, per profondo rispetto verso Madiba e la sua famiglia. Visitò invece il carcere di Robben Island, dove Mandela fu detenuto per 27 anni: uno dei momenti più toccanti della carriera politica e della vita di Barack. Al suo fianco c’erano anche la First Lady Michelle e le figlie Malia e Sasha. Ora, l’unico ricordo che resta a Obama è quella foto che lo ritrae accanto a Madiba nel 2005, in un albergo di Washington. Fu quello l’unico loro incontro, quando l’ex presidente degli Stati Uniti Obama era ancora un senatore dell’Illinois. 

I messaggi dall’Italia
Tuttavia fino a oltre le 9 del mattino non si ha notizia di un messaggio istituzionale dell’Italia. Fino a quel momento parlano Matteo Renzi, Nichi Vendola e Walter Veltroni. La voce del governo arriva solo con un tweet del ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge: “Addio Madiba” ha scritto.

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