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elezioni(Fonte: Il Fatto) - Favorisce i partiti grandi a scapito dei piccoli e il radicamento nel territorio ma ha dato stabilità al Paese. E' il sistema maggioritario a doppio turno in vigore a Parigi dal 1958 e poi esteso alle presidenziali.

 

Ora che il Porcellum è morto e defunto, definitivamente sotterrato dalla Consulta, ritorna di moda (soprattutto nei progetti di Matteo Renzi ed Enrico Letta) il maggioritario uninominale a doppio turno. Insomma, un sistema elettorale alla francese. Parigi lo applica sia alla legislative che alle presidenziali, ormai dal lontano 1958 (fu introdotto con la riforma costituzionale della Quinta repubblica, anche se il sistema venne esteso all’elezione del Presidente solo nel 1962, sotto la spinta del generale De Gaulle).

Le conclusioni che si possono trarre dopo tutti questi anni? Che il sistema elettorale in questione ha assicurato alla Francia una relativa (più che relativa…) stabilità politica, sebbene il risultato finale, rispetto al proporzionale, rispecchi molto meno la reale tendenza politica dell’elettorato. Nel concreto, alle ultime legislative, nel 2012, il Partito socialista con appena il 29,35% dei consensi si è portato a casa 280 deputati sui 577 totali, arrivando alla maggioranza assoluta con i parlamentari di altri piccoli partiti di centro-sinistra alleati, dopo che, poche settimane prima, i socialisti si erano anche assicurati la carica di Presidente con François Hollande.

Storicamente è anche un sistema che riduce il peso delle ali estreme dei due schieramenti (di destra e sinistra) e premia le forze politiche più moderate (perché al ballottaggio gli elettori si concentrano, sia su un fronte che sull’altro, sul candidato più forte del proprio schieramento: quello socialista, ad esempio, per la sinistra). Tra le forze “estreme” riescono almeno in parte a salvarsi quelle che sono molto radicate in determinati territori (tanto più che i collegi sono davvero piccoli), vedi i comunisti, che sono fortissimi in certe aree, soprattutto nella periferia di Parigi. E così il Front de gauche (che riunisce i comunisti più altri partiti della sinistra) alle legislative dell’anno scorso ha ottenuto il 6,9% e dieci deputati. Mentre il Front national, che ha un elettorato distribuito in maniera più omogenea, con il 13,6% ha strappato solo due posti in Parlamento. Tradotto nel nostro sistema politico, per il movimento 5 stelle potrebbe essere una grana, mentre il Pd potrebbe approfittarne al pari del Ps in Francia.

Ma vediamo in dettaglio come funziona il sistema francese. Innanzitutto, rispetto a quello britannico (maggioritario doc, secco, a un solo turno) è più “attenuato”, grazie appunto al doppio turno, che permette agli elettori anche una pausa di riflessione. Nelle 577 circoscrizioni in cui il Paese è diviso per le elezioni politiche, si può presentare ciascun cittadino che abbia compiuto almeno 23 anni e che goda dei diritti civili e politici. Per vincere al primo turno è necessario il 50% dei votiespressi (non capita quasi mai). Al secondo turno passa chi ha ottenuto minimo il 12,5% dei consensi degli aventi diritto (che corrisponde all’incirca al 20% dei voti validi). Insomma, passano al ballottaggio in genere due candidati per collegio, uno per la sinistra (quasi sempre quello del Ps) e uno per la destra (spesso quello dell’Ump), anche se, man mano che il Front national ha visto crescere i consensi negli ultimi anni, passa sempre più anche un terzo incomodo, appunto il candidato dell’estrema destra. Sono possibili accordi di desistenza: candidati ammessi al secondo turno, per non disperdere i voti della propria tendenza politica, rinunciano dando il proprio appoggio a un altro candidato. Questo con il Front national a vantaggio dell’Ump non è mai storicamente accaduto (e neppure il contrario). Mentre avviene a sinistra tra comunisti e socialisti (in genere in questo senso: il candidato dell’estrema sinistra rinuncia e si allea con il socialista). Per essere eletti al secondo turno basta la maggioranza semplice dei voti validi.

Da sottolineare che questo sistema piace ai francesi, sia a destra che a sinistra. A parte Marine Le Pen che ogni tanto cerca di rimetterlo in discussione, perché oggettivamente il suo partito è quello che più ne è penalizzato. Ma il ricordo dell’instabilità politica della Quarta repubblica (à l’italienne, dicono i francesi) è tale che nessuno vuole tornare indietro. Il maggioritario uninominale a doppio turno non si tocca.

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