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LUCIA ANNIBALI(fonte INFORMAZIONE LIBERA).Fra meno di tre settimane Lucia Annibali sarà in un’aula di tribunale e avrà di fronte Luca Varani, l’uomo che era il suo fidanzato e i due sicari albanesi pagati per buttarle in faccia 400 centilitri di acido solforico al 66%.

La donna è stata curata nell'ospedale di Parma. "Sarò lì per dire a tutti che sono viva, che mi piaccio, che mi sento forte e bella. Sarò lì per fare vedere cosa mi hanno fatto" JENNER MELETTI - Lucia ha un viso dolce. È come un quadro che porta ancora i segni di uno sfregio. "Ma vede, riesco a sorridere, piano piano. È una conquista di questi giorni. Comincio a riconoscermi, adesso posso dire che il mio viso ha un'espressione ". Fra meno di tre settimane Lucia Annibali (attesa lunedì 25 novembre al Centro Cavagnari per un incontro con gli studenti) sarà in un'aula di tribunale e avrà di fronte Luca Varani, l'uomo che era il suo fidanzato e i due sicari albanesi pagati per buttarle in faccia 400 centilitri di acido solforico al 66%. "Sì, sarò in quell'aula, il 9 dicembre. Non sono una wonder women e nemmeno una donna d'acciaio che non ha paura di nessuno ed è pronta alla sfida. Sarò lì per dire a tutti che sono viva, che mi piaccio, che mi sento forte e bella. Sarò lì per fare vedere cosa mi hanno fatto. Non so nemmeno se parlerò. Starò lì con i pensieri che ho in testa da quel 9 aprile, quando stavo per entrare a casa mia e c'era un uomo pronto con l'acido. Quello che ha organizzato tutto non lo voglio nemmeno nominare. Eppure... Guardi quella foto".È un ritratto di Lucia, bellissimo. Fosse vissuta cinque secoli fa, avrebbe potuto fare la modella per Raffaello, che abitava a un tiro di schioppo dalla casa dove Lucia ora vive con i genitori Lella e Luciano. "Lui mi diceva che la parte che più gli piaceva di me era il viso e che il mio viso era il più bello che avesse mai visto. Il volto e le mani, diceva. E l'acido ha colpito la faccia e la mano destra. In quell'aula avrò in testa le parole pensate mille volte. Hai voluto cancellarmi ma non ci sei riuscito. Alla fine la tua malvagità non ha vinto". Solo l'altro giorno, all'ospedale di Parma, Lucia Annibali ha potuto vedere le foto scattate nelle prime ore di ricovero. "Me le ha mostrate il primario, Edoardo Caleffi. Non avevo più nulla. Occhi bianchi e spenti, il naso era una macchia rossa e gialla, tutto il volto era un urlo di dolore. L'acidificazione è terribile, è un'uccisione. Ustioni di terzo grado profondo. Il primario mi ha mostrato le immagini per farmi capire quanto sono cambiata in sette mesi e quanto potrò ancora migliorare. Fra pochi giorni farò l'operazione numero 9. La palpebra dell'occhio destro cade in basso e danneggia l'occhio. Toglieranno un po' di pelle. Io avrò una faccia diversa ma voglio che sia bella. Ci tenevo prima, immagini adesso. In ospedale, appena sono stata un po' meglio, ho chiesto di fare una ceretta. Erano allibiti, i medici e le infermiere. Ma me l'hanno fatta, hanno capito che per me era importante curare le parti del corpo rimaste intatte. E anche per i capelli... Volevano tagliarli perché li porto lunghi e c'era il pericolo che infettassero il volto. Ho detto no. E allora, un pomeriggio, la dottoressa Silvia Ricci e un'infermiera, fuori orario di lavoro, mi hanno lavato i capelli, piano piano, attente ad ogni ciocca. Sono state meravigliose". Un incubo mostrerà il suo volto nell'aula di tribunale. "L'ultimaimmagine, primachel'acidomitogliesseperlunghi giorni ogni luce e colore, è quella di un volto coperto da un passamontagna nero. Ricordo due occhi che mi guardano. Poi mi è arrivato il fuoco in faccia. Ecco, quell'uomo è il mio incubo. Nei primi giorni, in ospedale, quando ero cieca, ero terrorizzata. I miei aggressori non erano ancora stati trovati, sentivo delle persone muoversi attorno a me, credevochel'uomoconpassamontagnafosse tornato, che volesse finire il lavoro. "Lucia, non temere, sono io", mi sussurrava l'infermiera. Ancora oggi sogno quel volto, mi sveglio di soprassalto". L'uomo accusato di avere lanciato l'acido - dice l'avvocato Francesco Coli - è Rubin Ta- un albanese di 31 anni."Quando ho aperto l'uscio di casa mia - ricorda Lucia - ho capito subito che qualcosa non andava. C'era una seggiola su un tavolo, pensavo ci fossero i ladri. Richiudo subito l'uscio ma qualcuno lo strattona dall'interno. Mi butta l'acido, divento subito cieca e mi metto a urlare. Ricordo che in quel momento ho pensato: l'uomo che scappa misente urlare e sarà contento. È riuscito a fare il suo lavoro".Una maschera di silicone per quattro o cinque ore per compattare la pelle e in tutte le altre ore una maschera di tessuto. "Oggi non la porto perché a Parma con il laser mi hanno tolto i cheloidi, escrescenze delle cicatrici, e ci sono le ferite. Mia madre mi massaggia il viso e la mano tre volte al giorno, faccio fisioterapia tre volte alla settimana. Tutto per riconquistare una normalità che mi è stata rubata. Mi chiedo: con quale diritto? Perché una ragazza deve soffrire tanto per riuscire a essere come prima, che vuol dire ad esempio stare in piedi, lavarsi, allacciarsi i bottoni, sopportare la luce, mangiare? Io non voglio compatirmi, non mi piace drammatizzare né fare la vittima. Ma ciò che mi è stato fatto è obiettivamente atroce e non voglio che succeda più né a me - ho ancora paura - né ad altre donne o uomini". Un amore con un uomo che teneva nascosta la relazione con la fidanzata "ufficiale". La pretesa di continuare anche con Lucia. Lo stalking, con pedinamenti, telefonate, danneggiamenti, chiavi rubate. "Ho capito tutto quando mi ha messo le mani addosso. Adesso basta, ho detto. È in quel momento che inizia la paura. Lo dico anche alle altre donne: il pericolo comincia quando si riprende il coraggio di essere se stesse, quando si ritrova l'autonomia. Quando decidi di volerti bene e pretendi il rispetto. Non so se diventerò un simbolo per le altre donne vilipese. Vorrei essere un aiuto per loro e per tutti coloro che debbono sopportare una diversità. Il mio corpo è ancora ferito ma ci sono lacerazioni ancora più profonde, che restano dentro, dentro, dentro... Forse il coraggio è sopportare l'insopportabile. Ma già nelle ore di buio all'ospedale io parlavo con me stessa: è già un'ingiustizia enorme essere ridotta così,se cedo e mi lascio andare l'ingiustizia sarà ancora più grande. Pensavo all'uomo che non voglio nominare. Mi hai tolto la faccia, la casa dove non riesco più a entrare, la vista, la macchina che era stata sequestrata... Ma non mi cancellerai. Avevo ragione. Oggi sono qui. I carabinieri, proprio nel giorno dei miei 36 anni, mi hanno ridato la macchina. Sono riuscita a guidare da Pesaro a qui. In auto pensavo: questa è davvero una festa di compleanno".

 

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