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FIAT CHRYSLERL’operazione Chrysler non cancella la crisi. Da Palermo a Mirafiori è un fiorire di cassa integrazione. “Gli azionisti della Fiat di Torino (Italia) hanno l’intero pacchetto azionario della Chrysler di Detroit (Stati Uniti d’America), dopo avere acquistato dal Fondo pensioni dei sindacati americani ciò che mancava e averlo pagato, per due terzi, con i soldi della Chrysler e per il resto con liquido Fiat, senza avventure bancarie e senza aumenti di capitale.

Da questo momento, la terza industria automobilistica americana è italiana”. fiatfotoLe borse sono impazzite e il titolo è salito. Una cosa positiva davvero per l’Italia? Una possibilità davvero per il lavoro nel nostro Paese? Sembra che la sede resti Torino e che Mirafiori non sia in discussione. Le sedi minori preoccupano di più, ma tutto pare tranquillo. Ma in tutta questa euforia mi pare che manchi la parola lavoro. Non si parla di tornare a produrre davvero. Si parla di vittorie sindacali quando viene prorogata la cassa integrazione. Diamo un’occhiata proprio alle più recenti notizie che riguardano il mondo Fiat PALERMO – “Finalmente la proroga della cassa integrazione in deroga dal primo gennaio 2014 al 30 giugno per i lavoratori Fiat e Magneti Marelli è una realtà”. TORINO – Fiat, investimento a Mirafiori vale un anno di cassa integrazione per 5mila persone. CARINI – Ansaldo e indotto Fiat, scatta la protesta per cassa integrazione e licenziamenti. TERMOLI Fiat: sotto l’albero di Natale altri 13 giorni di cassa integrazione accompagnata da ferie forzate per gli operai. Torino ha sempre vissuto di Fiat e indotto e davvero ormai è difficile trovare una famiglia che non viva sulla propria pelle la cassa integrazione, la mobilità, la perdita del lavoro. Torino, in questo ultimo decennio, ha vissuto anche una trasformazione: è diventata finalmente una città turistica come meritava, ma l’occupazione non è aumentata affatto, anzi. Secondo la MediAgencyProvincia di Torino, al 31 maggio 2013 nel territorio della provincia torinese si registrano dati molto preoccupanti sulla cassa integrazione straordinaria che coinvolge 303 aziende per un totale di 24.755 lavoratori. I settori più in difficoltà sono il metalmeccanico (oltre 17000 lavoratori, pari al 71%), il chimico (3400 lavoratori), carta/stampa/editoria (oltre 1000) e edilizia (860); i lavoratori in CIGS della provincia di Torino sono ben il 70% di quelli del Piemonte, e le aziende in CIGS sono al 54% nel nostro territorio; in relazione ai bacini dei Centri per l’impiego, il maggior numero di lavoratori in CIGS è a Torino (7500 lavoratori), poi a Rivoli (3600), quindi a Settimo (3100), a Susa (1939), a Moncalieri (1913) e a Pinerolo (1600). E questo solo per parlare del Torinese. La regione Piemonte è una di quelle che di più ha subito perdite di lavoro nell’ultimo decennio. Le altre regioni non versano in situazione migliore. “Penso che Marchionne abbia promesso al governo ed ai sindacati americani delle garanzie ben precise per acquisire la Chrysler, oltre che il possibile trasferimento della sede legale, potrebbe implicare lo spostamento del baricentro produttivo del gruppo negli Stati Uniti – spiega Luigi Dolce, sindacalista Fiom – Secondo me ci saranno ripercussioni negative sulla forza lavoro in Italia ed è possibile che la Fiat tra poco annuncerà degli esuberi dando come motivazione lo spostamento della ricerca oltre oceano, del resto, in Italia la Fiat da tempo non studia più nuovi modelli, infatti l’operazione Chrysler può essere considerata una dismissione dal Bel Paese…”. Secondo Dolce l’affare Detroit nasconde motivazioni ben più ampie: “È chiaro che questa è un’operazione politico-finanziaria e non di investimento sulle produzioni, altrimenti il nostro amministratore delegato avrebbe puntato a investire su nuovi modelli ad alta tecnologia e ad alto risparmio energetico, ma Fiat questo treno lo ha voluto perdere. È difficile pensare che questa acquisizione porti delle ripercussioni positive sul lavoro. Forse le porterà nelle tasche di qualche azionista ma per parlare di vittoria, occorre che riparta davvero il lavoro, quello vero. Quello che ridà dignità e possibilità alle persone e alle famiglie. Allora, solo allora, potremmo parlare davvero di successo dell’Italia”.di Nicoletta Lucheroni 

 

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