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tornado

Articolo redatto dall'amico Gerardo che confermo in toto essendo, in tutto quel periodo, stretto collaboratore della consigliera regionale del M5S Bartelle, uscita per sua fortuna da quella realtà.
Aggiungo che la foto ritrae i 4 consiglieri con un assegno, mai versato nella data riportata, per l'evento del tornado e che, con nostra grande fatica, furono costretti a versare sei mesi dopo.
Il WebMaster Franco Conti
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Facciamo un rewind/refresh. La Consigliera Baldin, unitamente al suo collega Scarabel dovevano rinunciare

all'Assegno di Fine Mandato (AFM) sin dall'origine. Per rinunciarvi c'erano due opzioni: la prima era il "silenzio rifiuto" (quindi non c'era neppure bisogno di scrivere una lettera di rinuncia) e la seconda era di mandare una lettera di esplicita rinuncia. E invece cosa fecero i due? Scelsero, entrambi, la terza via: inviarono una lettera per chiedere l'AFM. Vennero, però, subito scoperti dalla Consigliera Bartelle e scoppiò lo scandalo e furono costretti entrambi a rinunciare in seconda battuta, mentre per la Bartelle iniziava un calvario interno al movimento, tirandosi contro sia i consiglieri regionali (ma i rapporti erano già incrinati) che alcuni politici veneti che anziché riconoscere il coraggio della Patrizia, preferirono sminuire la gravità della scelta fatta dai due consiglieri (laddove appena il giorno prima avevano pure presentato una proposta di legge - come prima firmataria Bartelle - per l'abolizione dei vitalizi, delle pensioni di reversibilità, delle pensioni, nonché dell'AFM), il che accentuò i malumori degli attivisti verso quei consiglieri e di quei politici che li appoggiavano anziché strigliarli, e ciò scavò un solco più profondo con la base; il che avviò il declino del M5S. Finito lì? Eh, no! Essendo l'opzione "irrevocabile", e non potendo più tornare indietro, quei soldi andavano comunque versati, anche se c'era stata una rinuncia in seconda battuta. Trattavasi (e ancora trattasi) di 550 euro/mese di cui 198 a carico dei consiglieri e 352 a carico della regione (cioè dei cittadini). Ma avendo rinunciato all'AFM, in seconda battuta, questo esonerò la regione dal dover continuare versare (o accantonare) la sua quota di 352 euro. Ma per la "irrevocabilità" della scelta, quei soldi andavano comunque versati ed essi passarono a carico dei due consiglieri che, però, anziché versarli al fondo AFM li devolvono alla regione ai sensi dell'art. 8 ter della LRV n. 5/1997 (un fondo appositamente attivato per loro due). Questo doppio versamento (quota consigliere + ulteriore quota consigliere ex quota regione) viene prelevato dallo stipendio netto il che porta il loro NETTO a meno di 2.000 euro. Con detto artifizio, si è quindi normalizzata la situazione? Eh, NO! Primo, perché i 352 euro vengono trattenuti dallo stipendio netto della regione, ma rientrano con lo stipendio costruito con la busta M5S; secondo, perché a fine mandato è parecchio probabile che riceveranno un AFM (per la quota dei 198 euro da loro versata, anche dopo la rinuncia); terzo, perché non è certo che i due non vadano a pretendere anche la quota dei 352 euro da loro devoluti alla regione (benché li abbiano già recuperati mensilmente tramite Busta M5S, attingendoli dal rimborso spese). Quarto, oltre alla prima quota di 11.880 euro (198 euro x 60 mesi) + eventuale seconda quota di 21.120 euro (352 euro x 60 mesi), per complessivi 33.000 euro (11.880 + 21.120), si va ad aggiungere anche una terza quota di TFM di 250 euro al mese (introdotta con Busta M5S), da moltiplicarsi per il numero di mesi di versamenti. A tutto ciò si aggiunge la mancata restituzione dell'indennità di funzione (da parte di tutti i consiglieri 5S veneti). E come se non bastasse: la regione eroga ai due uno stipendio Netto inferiore a 2.000 euro (escludendo l'indennità di funzione che non dovrebbero neppure percepire o che dovrebbero restituire se la percepiscono, come da disposizioni 2017 e come da codice etico 2018), ma essi se lo incrementano a circa 3.100 euro + i 250 euro del citato TFM (soldi attinti dal rimborso spese anziché dallo stipendio). Conclusione: 1. prenderanno 2 (se non anche tre) AFM-TFM (mentre l'impegno era di non prenderne neppure uno); 2. si trattengono l'indennità di funzione (mentre dovevano rinunciarvi alla fonte o restituirla, se percepita); 3. con la busta M5S recuperano, dal rimborso spese, i 352 euro devoluti alla regione (soldi usciti dalla porta e fatti rientrare dalla finestra); 4. con la Busta M5S si incrementano lo stipendio netto erogato dalla regione da meno di 2.000 euro a circa 3.100 euro + 250 per il TFM (attinto dal rimborso spese, laddove tutti i consiglieri, degli altri partiti, versano i contributi AFM prelevandoli dallo stipendio), ossia un netto 5S superiore a quello dei parlamentari 5S; 5. Andranno a prendere una pensione superiore a quella dei parlamentari. 6. con tutti questi artifici trattengono più di quanto spettante e versano meno di quanto dovuto. E dopo tutto ciò, il buon senso avrebbe dovuto consigliar loro di tacere sui bonus di 600 euro percepiti da alcuni politici (a tutti i livelli, inclusi i consiglieri comunali che percepiscono gettoni di presenza di poche decine/centinaia di euro, anche se è comunque cosa disdicevole). E invece che fa la Consigliera Baldin? Offuscata dalla trave che ha negli occhi, va a sbraitare contro i rametti o le pagliuzze negli occhi degli altri politici, chiedendo la restituzione di quei 600 euro (tra l'altro percepiti pure debitamente, anche se disdicevolmente), nonché l'espulsione di quei politici dalle loro cariche e dai loro partiti, ma anche di vestire il sacco della vergogna. E questa si è pure ricandidata, benché Cappelletti avrebbe dovuto conoscere la sua storia (nonché quella dell'altro suo camerata optante). Come finirà? Lo saprete fra 38-39 giorni.

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