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renzi napolitano quir--400x300(Fonte: Il Fatto Quotidiano) - Confronto tra il segretario Pd e il capo dello Stato. I costituzionalisti ascoltati in commissione si dividono sul sistema migliore, ma dubitano che il Senato voti la propria trasformazione: "Mai visti capponi che chiedono l'anticipo del Natale"

- Tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il segretario del Pd Matteo Renzi c’è stato “uno scambio di idee su prospettive, confronto e iter per la riforma della legge elettorale e per le riforme istituzionali, in attesa della sentenza della Consulta sulla legge elettorale”. Lo si è appreso dall’ufficio stampa della presidenza della Repubblica. Il colloquio tra il capo dello Stato e Renzi è durato circa un’ora. Di legge elettorale aveva parlato indirettamente anche il presidente del Consiglio Enrico Letta, in visita in Messico: “Guardo con ottimismo al fatto che il nostro Paese anche grazie al ringiovanimento dei leader politici possa risolvere i problemi e fare le riforme” e tra queste il capo del governo indica il superamento del bicameralismo, una nuova legge elettorale e la “riforma della burocrazia”. Come si sa sul tavolo ci sono le tre proposte di Renzi: il Mattarellum “corretto”, il doppio turno modellato sul sistema elettorale dei sindaci e il sistema spagnolo (proporzionale puro, ma molto “selettivo”).

Intanto 15 giudici della Corte Costituzionale, presieduti da Gaetano Silvestri, sono riuniti in camera di consiglio. All’ordine del giorno, l’inizio dell’esame delle motivazioni della sentenza sulla legge elettorale che il 4 dicembre scorso ha giudicato incostituzionali alcune parti del Porcellum. Il deposito potrebbe avvenire in serata, ma anche domani (12 gennaio) o mercoledì.

Nel frattempo in commissione Affari costituzionali della Camera sono stati sentiti i primi 5 costituzionalisti che hanno fissato alcuni obiettivi principali: “fare presto”, superare l’attuale bicameralismo perfetto e evitare un ritorno alle preferenze. Per il resto i cinque esperti, Paolo ArmaroliAugusto BarberaFrancesco ClementiMaria Elisa D’Amico e Ida Nicotra, hanno espresso indicazioni diverse sulle soluzioni. I 5 costituzionalisti hanno tutti sottolineato la difficoltà di dare indicazioni prima di conoscere le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale. Quindi a seconda di quanto la Consulta dirà sul premio di maggioranza e sulle liste bloccate (se cioè ammetterà quelle corte) si potrà optare per uno o per l’altro dei tre sistemi al centro del dibattito politico. Ma tutti hanno sottolineato l’esigenza di varare “presto” la riforma e di superare anche il bicameralismo perfetto: senza la trasformazione del Senato in una Camera dei territori che non da la fiducia al governo, c’è sempre il rischio di avere due maggioranze diverse, qualsiasi sistema si pensi.

Diverse invece le indicazioni per le soluzioni possibili: Barbera ha detto di “essere affezionato al Mattarellum corretto” cioè con un premio variabile che consenta al primo partito di avere il 50% dei seggi; dubbi invece sul modello spagnolo, che potrebbe riproporre in Parlamento il tripartitismo senza alcun vincitore, e dubbi sul doppio turno che richiederebbe una riforma della forma di governo. Clementi si è mostrato invece convinto che il modello spagnolo possa funzionare. D’Amico e Nicotra hanno invece indicato nel doppio turno il sistema che garantisce meglio la governabilità. Ma anche loro, così come Armaroli, hanno messo in guardia dal mantenimento dell’attuale bicameralismo, con il quale, ha detto quest’ultimo, “non avremo mai una garanzia di seria governabilità”. Ma sempre Armaroli ha espresso dubbi che il Senato voti per la propria trasformazione: “Non ho mai visto dei capponi che chiedono l’anticipo del Natale per essere messi in pentola”.

Decise le critiche a un possibile ritorno al voto di preferenza: “Ricordiamo Tangentopoli – ha detto Barbera – causata dalla ricerca di ingenti risorse finanziarie necessarie per cercare voti in concorrenza agli altri candidati presenti nella stesso Partito”; essa, ha detto Nicotra, “aumenta i costi della politica, si piega alla logica clientelare o peggio alla malavita, espropria i partiti del compito di selezionare, e introduce una conflittualità all’interno dei partiti”.

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