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espulsi(Fonte: Il Fatto Quotidiano) - Gli iscritti del Movimento 5 stelle hanno approvato la decisione dell'assemblea congiunta dei parlamentari che aveva proposto la cacciata di Orellana, Campanella, Bocchino e Battista. Prima di loro procedura simile per Marino Mastrangeli e Adele Gambaro. L'uscita apre nuove possibilità

per maggioranze variabili sulle riforme, ma anche per la nascita di una nuova forza di centrosinistra - La rete ha deciso l’espulsione dei senatori dissidenti Luis Alberto Orellana, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella e Lorenzo Battista. La votazione si è svolta dalle 10 alle 19 di oggi e oltre 29mila persone si sono espresse per la cacciata dei quattro critici. 13.485 persone hanno votato contro. Solo qualche ora prima, nel corso di una riunione congiunta, i parlamentari avevano deciso di chiedere agli iscritti del Movimento 5 stelle la ratifica della decisione. E’ la terza espulsione online del Movimento 5 stelle dopo quelle di Marino Mastrangeli (maggio 2013) e Adele Gambaro (giugno 2013). Avevano lasciato spontaneamente il gruppo la senatrice Paola De Pin, i deputati Labriola e Furnari. 

Già nel corso della giornata, molti colleghi a Palazzo Madama si erano detti pronti a lasciare il Parlamento nel caso fosse stata approvata la decisione. Una lite interna in casa grillina che però potrebbe cambiare gli equilibri in Parlamento e soprattutto nel futuro dell’esecutivo di Matteo Renzi. “In nove siamo pronti a dimetterci”, ha annunciato il senatore Orellana. E questo vorrebbe dire un gruppo che potrebbe unirsi ad Adele Gambaro e Paola De Pin e dialogare con altre forze politiche su riforme e disegni di legge, ma anche, perché no, su una nuova fiducia al leader del Partito democratico. Sono trenta i senatori del Nuovo Centrodestra a tenere in vita Renzi, ma nulla vieta che in futuro le cose possano cambiare. Anche il critico Pd Pippo Civati guarda con interesse ai movimenti delle ultime ore: “Potremmo pensare di fare insieme il nuovo centrosinistra”. Discorsi prematuri, ma che diventano sempre più credibili mano a mano che le defezioni si fanno più consistenti. Il primo a consegnare le dimissioni in casa 5 Stelle è stato il senatore Maurizio Romani (una decisione che va comunque approvata dall’Aula a voto segreto e per prassi alla prima votazione viene respinta). Il senatore è conosciuto per essere voce critica all’interno del gruppo e a lungo è stato considerato un punto di riferimento per la parte più moderata: proprio qualche mese fa aveva sfidato Santangelo per l’elezione come capogruppo e non era stato eletto per pochi voti. Insieme a lui ci sono altri 5 che hanno intenzione di presentare le dimissioni (anche se i fedelissimi cercano di recuperarli) oltre ai 3 (Orellana, Bocchino e Battista) espulsi. Campanella per ora ha annunciato di non voler lasciare Palazzo Madama.

29.883 hanno votato per ratificare la delibera di espulsione. 13.485 hanno votato contro. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato

Nel frattempo, i grillini al Senato cercano di ricompattare il gruppo. Due le riunioni che si sono svolte subito dopo l’annuncio dell’espulsione: da un lato i quattro espulsi con gli altri senatori pronti a rassegnare le dimissioni, dall’altro il resto dell’assemblea pentastellata. Alla spicciolata è arrivata nella seconda assemblea anche qualche deputato. Il vicecapogruppo alla Camera, Giuseppe Brescia, ha raggiunto i senatori riuniti, mentre il capogruppo a Montecitorio Federico D’Incà, accompagnato dai ‘fedelissimi’ Laura Castelli e Roberta Lombardi, sono andati dritti negli uffici della comunicazione del Senato evitando la riunione dei colleghi di Palazzo Madama. “Si sta cercando di ricucire -spiega una senatrice allontanandosi dall’assemblea che conta il maggior numero dei partecipanti- non chiaramente con i quattro espulsi, ma con i colleghi che hanno annunciato le loro dimissioni”. Intanto il deputato Alessio Tacconi, intervistato da Radio24, annuncia di essere pronto a lasciare i suoi: “Esco dal gruppo del Movimento 5 stelle alla Camera e con me ci sono altri 5 deputati. Con questo voto si è dimostrato che non è possibile andare contro il parere di Casaleggio e Grillo. Il sistema di voto è in mano alla Casaleggio Associati e ci dobbiamo fidare. Se fosse affidato a terzi sarebbe più trasparente”.

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