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FUSIONE COMUNILA POLEMICA FERLIN&GIUNTA IN PRIMA LINEA A VILLANOVA PER PROMUOVERE IL NO ALLA FUSIONE.Il piano: far naufragare il referendum per poi avviare il matrimonio con il paese confinante.Marco Randolo Scacco a Lendinara.

Ma questa non sta a guardare: prova l’arrocco, muove, e attacca Villanova del Ghebbo. E’ a metà tra il risiko e gli scacchi la partita - politica, ma non solo - che sconquassa il Medio Polesine di questi tempi. Al centro della cartina della provincia, la nascita di Civitanova rischia di compromettere gli equilibri fin qui conosciuti. Se il prossimo 9 febbraio il referendum dovesse andare in porto in tutti i sei Comuni, infatti, nascerebbe un nuovo maxi-paese di 12mila abitanti. Non solo: la nuova realtà potrebbe contare, in prospettiva, su due caselli autostradali: quello, già esistente, della A13 (a proposito, cambierà nome rispetto all’attuale “Rovigo Sud”?), e quello della futura autostrada Nogara-mare. Senza citare i due milioni di metri quadrati di insediamenti produttivi oltre la stessa macroarea. Insomma, un piccolo gigante economico. Alle porte di Lendinara. Ma non è questa l’unica insidia per l’Atene del Polesine. Naufragati, o persi nella nebbia, i patti per una super-fusione con Badia (se ne parlava un anno fa, poi non se ne è più saputo nulla), il rischio per la cittadina è l’isolamento. Da una parte Civitanova, dall’altra Rovigo che - in fondo in fondo - guarda con appetito al “cuscinetto” Lusia, a occidente la stessa Badia (anche questa con due futuri caselli autostradali, su Valdastico e Nogara). A sud, infine, il blocco San Bellino-Castelguglielmo-Canda-Bagnolo. Che per il momento sta soltanto parlando di un’unione di servizi, ma domani chissà. Il problema, per Lendinara, è dunque strategico. Un problema che a piazza Risorgimento, sede del municipio, pare essere noto. E Ferlin e la sua Giunta, a quanto pare, hanno scelto di non restarsene con le mani in mano ad aspettare che il cielo cada loro sulla testa. Prendendo la via dell’intervento diretto per scongiurare, almeno in parte, questo scenario. Se si trattasse di Stati indipendenti (e magari rivali), si potrebbe tranquillamente parlare di “indebita ingerenza”. Difficile leggere altrimenti la presenza del sindaco di Lendinara e di tutta la sua Giunta poche sere fa all’incontro pubblico promosso, a Villanova del Ghebbo, dal Comitato per il no a Civitanova. Un comitato che sembra molto forte in paese, e che da subito ha motivato il proprio niet alla fusione indicando la strada che porta a Lendinara: “Con Civitanova - l’argomentazione forte - Villanova diventerebbe l’estrema periferia di Arquà e Costa. Meglio buttarsi tra le braccia di Lendinara, a cui siamo legati dal punto di vista storico, sociale e anche economico”. Assist immediatamente raccolto da Ferlin che, a questo punto, nel no alla fusione ci sta mettendo direttamente la faccia. Ad esplicitare la strategia “di guerra” di Lendinara è stato poi il presidente del Consiglio comunale Luigi Viaro che ha lanciato, pubblicamente, l’idea di un sindaco di scopo. In poche parole: Villanova rifiuta la fusione poi a maggio, così come Lendinara, elegge un nuovo sindaco. I due primi cittadini avranno un solo punto nel loro programma: perfezionare la fusione a due. Tempo pochi mesi, poi a casa; quindi nuove elezioni per eleggere il primo sindaco della neonata “Lendinara del Ghebbo”. Ma una dichiarazione di guerra a Civitanova così marcata non può che far imbufalire i sei sindaci che hanno speso il loro attuale mandato per mandare in porto questa fusione. Il più arrabbiato è Renzo Visentini, primo cittadino di Pincara da quasi dieci anni. “Questa è la prova che il nostro progetto fa paura e che qualcuno vuole mandarlo a monte - le sue parole - spero che i cittadini di Villanova non cadranno in questo tranello”. Villanova, comunque, deciderà soltanto per sé: se anche il referendum qui non dovesse passare, Civitanova prenderà comunque vita con i soli Comuni in cui vincerà il sì. Unici requisiti: non interrompere la continuità territoriale (soltanto il “no” congiunto di Arquà e Villamarzana potrebbero far naufragare il progetto) e restare sopra quota 8mila abitanti complessivi.

 

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