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I giovani di 6 diverse nazionalità manifestarono a Porto Tolle: condannati solo a pagare 300 euro a testa per danneggiamenti.

 

L'assalto pacifico di Greenpeace non è una occupazione abusiva, ma c'è la condanna al pagamento di una multa di 300 euro a testa per danneggiamento. Questa la conclusione, stamani davanti al tribunale diAdria (Rovigo), del processo che ha visto imputati 25 attivisti di Greenpeace per l'occupazione nel 2006 dellaCentrale Enel di Porto Tolle. L'occupazione era iniziata alle 5 del mattino del 14 dicembre 2006 e terminata nel primo pomeriggio del 16. Gli attivisti di Greenpeace erano entrati nello stabilimento dove, tra l'altro, avevano srotolato uno striscione ('No carbone') visibile a tre chilometri di distanza e avevano scalato la ciminiera della centrale. 

Da lì, a un'altezza di 250 metri, si erano calati con delle corde restando appesi nel vuoto. Per questa vicenda, davanti ai giudici sono comparsi attivisti di ben sei diverse nazionalità (italiani, inglesi, olandesi, svizzeri, tedeschi e cechi). "Questa sentenza è il riconoscimento della legittimità della nostra protesta - ha dichiarato Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia. -. Battersi contro progetti come quello di Porto Tolle, distruttivi per il clima, dannosi per la salute umana e per l'ambiente, improduttivi sul piano occupazionale ed economico, è un dovere civile prima ancora che un impegno ambientalista. Ribadire questo è ancora più importante adesso che altri 30 attivisti sono nelle carceri russe per aver protestato pacificamente contro le trivellazioni nell'Artico».

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