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polesine camerini“Attirerebbe centinaia di migliaia di visitatori all’anno. E non è alternativo alla riconversione” .Una torre Eiffel al centro del parco del Delta del Po, da cui vedere tutta la costa Adriatica, da Venezia agli Appennini e più giù ancora, fino alle Dolomiti da un lato e al Conero dall’altro. “Si dice che nelle giornate limpide da lassù si veda anche la Dalmazia”.

Il dito che indica la luna - pardon, la torre - è quello di Stefano Barbiero, di Porto Tolle. Il suo sguardo punta dritto verso la ciminiera della centrale Enel, Polesine Camerini. 254 metri sul livello del mare. 86 metri più della Mole Antonelliana, il monumento più alto d’Italia; più del doppio del Duomo di Milano. Settanta metri meno del simbolo di Parigi, che svetta a quota 324. Ma è un dettaglio. Come al terzo piano della torre Eiffel, Barbiero sogna di vedere lassù, oltre al punto panoramico, ristoranti d’eccezione, magari girevoli. Ma il vero affare è all’ombra del gigante. Nel Delta più profondo, dove sorgerebbe, oltre ad un enorme, parco turistico, anche un polo scientifico. “Perché questa non sarà una strada senza ritorno - spiega Barbiero - il polo di ricerca deve essere visto come l’ideale prosecuzione della originaria destinazione energetica del sito, ricalibrato verso le tecnologie emergenti per mantenersi all’avanguardia. Deve prevalere l’approccio conservativo, conciliando il tutto con l’eventuale ‘rimessa in pristino’ futura della produzione elettrica, se il progresso del Paese lo richiederà”. Inoltre, potrebbe portare al recupero e alla valorizzazione di “un patrimonio edilizio che sempre più velocemente sta collassando”: non solo quello della centrale, ma anche di molte altre strutture del Delta che verrebbero recuperate con scopi turistici, su tutte il faro di Punta Maistra e l’ottocentesco Palazzo Camerini. “Due patrimoni - spiega - entrambi pregevoli per motivi, posizione e destinazioni diverse, ed ugualmente degni di attenzione”. Nel Delta, grazie a questo progetto, potrebbero arrivare, secondo Barbiero, centinaia di migliaia di persone. Intanto per la vicinanza a Venezia, visitata ogni anno da 30 milioni di turisti. Porto Tolle, in quest’ottica, sarebbe “come Euro Disney per Parigi”. “Se anche appena un turista su cinquanta della sola Venezia dovesse fare una deviazione qui, parleremmo di 500 o 600mila visitatori soltanto da quella fonte. Un corposo, regolare e rassicurante flusso di visitatori giorno dopo giorno”, “destinati - continua - a crescere nel tempo, in progressione. Gardaland super abbondantemente i tre milioni di accessi all’anno, e Mirabilandia i due milioni”. Visioni? Macché. “Un tecnico - assicura Barbiero - mi ha espresso il suo entusiasmo, definendola con queste parole: ‘Può sembrare utopistica alla prima lettura, ma di fatto è l’unico progetto che trovo e sento possibile per lo sviluppo del nostro Comune, lasciandolo inalterato nella morfologia territoriale’”. Il progetto, di ben 49 pagine, è datato luglio scorso. A metà dicembre, Barbiero (“sono azionista Enel”, sottolinea) ha inviato il dossier, allegato ad una lettera esplicativa di sei pagine, a presidente e ad Enel Paolo Andrea Colombo e Fulvio Conti, “all’azionista di riferimento”, ovvero al ministero delle finanze, e per conoscenza a Enrico Letta, Luca Zaia, al governatore emiliano Vasco Errani e ad una sfilza di altri ministeri (tra cui turismo, sviluppi, ricerca e ambiente). “Il dibattito sulla riconversione a carbone con il suo eterno temporeggiare ha riportato indietro il territorio di 40 anni”, dice. E’ ora di fare qualcosa “di attuabile in tempi brevi, con benefici immediati sull’economia locale”. Il paragone naturale, per Barbiero, è con l’Expo milanese del 2015. “Il progetto Polesine Camerini - illustra - è più modesto e molto più economico, eppure carico di energia e potenzialità, un volano che sicuramente rilancerà l’economia di una vasta area che dal Delta spazia nelle province limitrofe”. “Il tutto pronto a partire da subito con i primi stralci, e comunque in anticipo rispetto all’Expo, facendo sentire immediatamente gli effetti della ripresa economica. E anche gli investimenti necessari - assicura - sarebbero soltanto una frazione rispetto a quelli richiesti dalla manifestazione milanese, senza contare che i visitatori attesi, nel tempo, saranno molti di più e meglio gestibili”. Senza calcolare l’indotto: “Le cifre le lascio stimare agli esperti”, conclude l’ideatore del megaparco. I sogni, si sa, non hanno prezzo.Ma.Ran.

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