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superstrada-pedemontana

PREFAZIONE - Arch. Carlo Costantini - AltroVe ( Rete dei comitati e delle associazioni per un altro Veneto) - 21.03.2012

La nuova Autostrada Pedemontana veneta non è che un tassello di un “piano” ormai chiaramente delineato , elaborato via via nel quindicennio galaniano

e , dopo qualche iniziale incertezza dovuta al riassetto degli equilibri conseguente alla presidenza Zaia del Veneto, prontamente ripartito e forse ulteriormente esteso. Di quale “piano” o “piani” parliamo? Non certo di quelli che , secondo la legge ed il buon governo, dovrebbero stare a monte di un’azione sul territorio intesa a riequilibrarne le storture, a programmarne uno sviluppo compatibile, a salvaguardarne il paesaggio e il patrimonio culturale e ambientale , ad evitarne il dissesto idrogeologico, a tutelare la salute dei suoi abitanti, a dare un quadro di iniziative economiche aperte al più vasto sistema delle imprese. No, questi strumenti di programmazione in Veneto sono praticamente inesistenti o comunque inefficaci e, quando esistano, sono costruiti su misura per recepire e favorire i “veri” piani, che non sono mai stati discussi ed approvati nelle sedi preposte, il Consiglio regionale in primo luogo : si pensi al “nuovo” PTRC (Piano Territoriale Regionale di Coordinamento) che da un lato analizza in maniera esaustiva e denuncia senza esitazioni le storture del modello veneto fondato massimamente sul consumo di suolo, sull’assenza di programmazione, ma dall’altro – come è stato ben rilevato nel documento “Per un Altro Veneto” sottoscritto da oltre 125 associazioni e comitati e corredato da ben 15.000 osservazioni – quando si passa alla parte normativa risulta privo di qualsiasi efficacia ; si pensi alla mancanza di un Piano Energetico (PER) mai discusso in Consiglio Regionale, in assenza del quale regna la più assoluta discrezionalità se non l’anarchia nella realizzazione di centrali elettriche di qualsiasi dimensione e tipologia, al Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera (PRTRA), stroncato dalla UE nel settembre 2009 e che continua a rimanere lettera morta, mentre altre Regioni della Pianura Padana (una delle aree più inquinate del pianeta) hanno cominciato a adottare misure atte a ridurre le emissioni. E’ chiaro quindi che se il Veneto è del tutto privo di strumenti di programmazione e pianificazione ciò non è dovuto né all’incapacità della Giunta e del Consiglio Regionale né alla “filosofia” ultraliberista più volte esaltata da Galan: ciò dipende dal fatto che spesso le scelte non si fanno nelle sedi istituzionali, con i Piani e le relative Valutazioni Ambientali Strategiche pubblicamente discussi e democraticamente approvati, ma in ristretti circoli . D’altronde Galan non ha mai fatto mistero che questi fossero i luoghi ove si prendevano le decisioni: nel libro agiografico-autobiografico “Il Veneto sono io” ci sono alcune pagine in cui il Governatore appare del tutto sincero, a tratti perfino ingenuo, in realtà manifestamente arrogante (era ben nota la sua insofferenza per il ruolo stesso del Consiglio Regionale che raramente lo aveva visto presente). Ad esempio, quando il nostro parla dell’ing. Piergiorgio Baita (Amministratore delegato dell’Impresa Mantovani S.p.A. di Venezia, quella del Mose e di Venezia Nuova SpA), Galan se ne esce con una frase che sembra buttata là: dice Galan di essere molto riconoscente a Piergiorgio Baita perchè questi gli ha spiegato cosa sia effettivamente il project financing e come possa essere utilizzato! Come ha scritto più volte la stampa, in particolare l’Espresso, Baita spiega a Galan i grandi vantaggi del finanziamento privato delle opere pubbliche, in particolare delle autostrade e altre strade a pedaggiamento. Evidentemente Galan recepisce. In ogni caso è un fatto che viene dato il via ad una serie impressionante di opere, che ogni project financing proposto dalla Mantovani viene approvato e, salvo incidenti di percorso, come nel caso della Pedemontana, vince sempre o quasi l’impresa di Baita. Mentre un altro vecchio amico, l’Ing. Vittorio Altieri, suggeriva a Galan la realizzazione e gestione delle strutture ospedaliere, sempre attraverso i “miracoli” della finanza di progetto. Tutto sembra funzionare per il meglio , o forse non è affatto cosi, come dimostra ciò che sta accadendo proprio con l’ospedale di Mestre: contratti e convenzioni ultra favorevoli per i privati e condizioni capestro per gli utenti e la Regione, con aumento vertiginoso di costi e peggioramento dei servizi e conseguente fuga dei migliori dirigenti medici e specialisti. Al punto che perfino il vice-presidente di Confindustria con delega alle Autonomie e agli Enti locali, il rodigino Costato, in un intervento sul Corriere del Veneto del settembre 2009 , esprimeva una posizione nettamente contraria alla realizzazione di opere pubbliche mediante la finanza di progetto , in quanto finisce per determinare una ulteriore tassazione occulta a carico delle imprese e dei cittadini (nel caso delle strade a pagamento) , nonché un indebitamento insopportabile per la Regione (nel caso degli ospedali, ma anche delle autostrade , come nel caso della Pedemontana) , destinato a pesare per decenni. Se fra i referenti dell’opposizione vi è chiaramente quel Lino Brentan oggi al centro di un’indagine della Magistratura , già Assessore ai LLPP della Provincia di Venezia e A.D. della Società autostradale Venezia-Padova nonché presente nei CdA di molteplici altre società del settore, è interessante approfondire quale sia il gruppo di potere politicoimprenditoriale che promuove e gestisce i grandi affari nel Veneto, e che non appare scalfito dai nuovi equilibri politici regionali. Finite le divisioni “ideologiche”, l’assegnazione degli appalti non avviene più in maniera verticale (tre appalti/affari a me, due a lui , uno a te, in base al peso politico) , come accadeva ai tempi della Prima Repubblica, ma orizzontale (ovvero attraverso la costituzione di società ad hoc in cui è assegnata una quota azionaria secondo proporzioni che appaiono spesso costanti e predefinite). E’ evidente che questo metodo garantisce molto meglio il sistema , riducendo la concorrenza di soggetti esterni e la necessità di bandire gare che non siano pure formalità, e consentendo di affidare molto spesso le opere ai soliti noti, in particolare proprio attraverso il sistema del project financing e/o del general contractor. Un censimento che stiamo avviando come Rete dei comitati e associazioni AltroVe, nell’ambito di una ricerca sulle infrastrutture e sul consumo di suolo, conferma la costante e sistematica presenza di alcune società e studi professionali in tutti i grandi affari autostradali ed immobiliari del Veneto. Viene da chiedersi se nessuno, né a livello politico o nelle associazioni imprenditoriali né nella magistratura o e nelle autority di vigilanza sugli appalti, sulla concorrenza e sul mercato, abbia mai rilevato niente di anomalo nel fatto che un gruppo molto ristretto di ditte e studi professionali faccia man bassa, grazie a queste procedure, di tutti i giganteschi appalti ed affari immobiliari e veneti per cifre che superano complessivamente le decine di miliardi. L’altro importante settore, strettamente interconnesso con quello delle infrastrutture è quello delle grandi operazioni immobiliari : società acquistano aree agricole o produttive mai attivate, studi professionali – che di fatto sono i mediatori tra la politica e gli affari – ne promuovono , spesso con il sostegno di campagne mediatiche e adesioni di imprese locali cui vengono promessi subbappalti e benefici occupazionali ai Comuni interessati , la valorizzazione mediante la variazione della destinazione urbanistica, il tutto con i finanziamenti di banche nei cui consigli di amministrazione siedono spesso gli stessi promotori o i loro referenti : cose che, più o meno, avvengono quasi ovunque –in maniera sempre più pervasiva- con i Piani Regolatori comunali (tanto meglio con l’ “urbanistica concertata” dei nuovi PAT) ma che, in alcuni casi , assumono un’importanza ed una dimensione eccezionali nel contesto regionale e sub-regionale (oltre alla citata operazione “Autodromo di Verona”, ricordiamo qui il mega polo del terziario avanzato , denominato “Veneto City”, nella Riviera del Brenta e l’analoga operazione “Quadrante Tessera” , promossa dalla SAVE di Marchi e dalla Società del Casinò di Venezia). Ma più ampiamente lo stesso meccanismo è destinato a riprodursi ed estendersi all’intero territorio veneto. E’ necessario, innanzi tutto, avere ben presente il quadro di assetto politico-istituzionale - frutto di una sostanziale convergenza tra maggioranza [centrodestra] e opposizione [partito democratico] - in cui si colloca questo “sistema” , che non interessa solo il Veneto anche se qui è più ampiamente diffuso. Già da tempo nel Veneto si è vista un’ulteriore accentuazione dell’accentramento del potere e delle sedi decisionali che riguardano un po’ tutti i settori: fra questi, in particolare, il settore delle infrastrutture e dei grandi progetti, della pianificazione territoriale , delle valutazioni di impatto ed incidenza ambientali e della tutela del paesaggio, tutto concentrato – caso probabilmente unico in Italia - nella mani del super-dirigente Ing. Silvano Vernizzi, Amministratore Delegato di Veneto Strade SpA e Commissario straordinario anche per i lavori della Pedemontana veneta, oltre che per il Passante di Mestre. Fondamentalmente ciò si concretizza nei seguenti aspetti: a) Forte limitazione dei poteri dei Consigli democraticamente eletti [consigli comunali, provinciali, regionali, ecc.], le cui competenze sono andate via via esaurendosi . b) Crescente concentrazione di poteri in organi monocratici, eletti «plebiscitariamente» dai cittadini [sindaci, presidenti delle province, presidenti delle Regioni] con largo uso di strumenti decisionali come le Conferenze dei Servizi . c) Creazione di tutta una serie di società controllate dalla Regione cui vengono affidate la gestione di servizi e la realizzazione di opere pubbliche, con erogazione di ingentissimi finanziamenti “al di fuori di ogni controllo”, come denuncia da tempo la stessa Corte dei Conti ed ha accertato talvolta la Magistratura ordinaria. d) Programmazione, pianificazione territoriale, certezza di regole [diritti e doveri], sostituiti da tutta una serie di accordi pubblico-privati «in deroga», fortemente discrezionali, quali gli «accordi di programma», i «progetti strategici o progetti speciali a regia regionale» [tanto cari all’assessore Chisso]. E’ da notare come gli esiti negativi, specie in termini di accentuata ripresa dei fenomeni corruttivi , legati in particolare allo spreco o cattivo utilizzo dei fondi pubblici e di cattivo governo del territorio, siano stati più volte documentati e denunciati dalla Corte dei Conti [vedasi le ultime relazioni annuali del Presidente] , che - non a caso - il potere politico (specie , ma non solo, il centro-destra) periodicamente propone di ridimensionare e di sottoporre al controllo dell’esecutivo. Il nuovo Piano territoriale regionale di coordinamento [PTRC], adottato dalla Giunta Regionale nel 2009 e momentaneamente arenatosi anche a seguito delle forti contestazioni di comitati ed associazioni ma anche di categorie economiche, è un esempio sintomatico per comprenderne appieno la ratio , i contenuti e le norme , la stessa “filosofia” che, non a caso, sta alla base della legge urbanistica regionale n.11/2004 e, conseguentemente, dei Piani territoriali di coordinamento provinciali [Ptcp] e dei Piani di Assetto del Territorio [PAT comunali] , generalmente «concertati» con la Regione. In questo quadro, si ha una evidentissima sproporzione e contraddizione tra le analisi , anche approfondite e in larga misura condivisibili, le critiche allo status quo, al “modello veneto” come concretizzatosi negli ultimi 30-40 anni, le criticità rilevate, gli indirizzi correttivi proposti , da un lato, e le azioni proposte e l’apparato tecnico-normativo del Piano, dall’altro. I Piani che derivano dalla “filosofia” della L.R. 11/2004 sono fondamentalmente Piani senza regole, ovvero non sono altro che una serie di operazioni immobiliari e /o infrastrutturali , di volta in volta concertati tra gli operatori privati (talvolta associati a operatori pubblici per aver copertura politico-istituzionale e legale – vedasi, ad es. l’operazione “Autodromo del Veneto” a Verona sud promossa formalmente dalla Regione , o il Polo di Tessera in cui, assieme a SAVE, è coinvolta la Società comunale del Casinò di Venezia): la mancanza di regole certe e definite e l’assenza di una pianificazione/programmazione generale, lasciano le decisioni ai “poteri forti” privati e alla più ampia discrezionalità politica. Una critica efficace da parte dei Comitati di cittadini è pertanto fondata, in primo luogo, su una verifica - e in larga parte, sulla condivisione - delle stesse analisi , spesso molto approfondite, del PTRC (vedasi la Relazione Illustrativa, le tavole di analisi, l’Atlante ricognitivo degli Ambiti di Paesaggio del Veneto); in secondo luogo, sull’evidenza delle lacune e delle contraddizioni delle analisi rispetto alla parte progettuale (Tavole, Norme di Attuazione): contraddizioni e lacune volute, perché parti fondamentali proprio delle “filosofia” del Piano, ovvero del Non –Piano. Il «patto scellerato» che viene posto alla base del PTRC è sostanzialmente dato dalla concentrazione del potere decisionale regionale sulle grandi opere e sulle grandi operazioni immobiliari (progetti speciali), addirittura prevedendo in norma che determinate aree siano gestite dalla Giunta regionale scavalcando di fatto i consigli comunali [vedasi, significativamente, la riserva regionale sulle aree nel raggio di 2 km dagli assi e dai nodi : fermate delle ferrovie e caselli delle autostrade, oppure i “poli” commerciali/direzionali/residenziali già individuati, come Veneto City a Dolo-Pianiga , a Tessera o a Verona sud]. Alle province viene lasciato solo il compito di recepire tali progetti e di integrarne loro parti, ma con un ruolo del tutto marginale se non addirittura nullo. Ai Comuni, o meglio ai sindaci che con gli “accordi di co-pianificazione” hanno di fatto carta bianca evitando perfino la verifica del Consiglio Comunale, in cambio dell’accettazione o imposizione dei grandi affari regionali, viene lasciato sostanziale campo libero nella approvazione e gestione dei Piani Regolatori comunali [PAT, PI] ove non confliggenti con i progetti regionali. Il «Terzo» Veneto dei Traguardi e della Sostenibilità, della qualità del vivere e del lavorare, della tutela del paesaggio e della salvaguardia dell’ambiente, obiettivi dichiarati del «secondo PTRC» rischia di tradursi in una immensa nuova colata di cemento e di asfalto: cemento che richiede nuovo asfalto che a sua volta genera ancora cemento. A fronte di ciò , spesso come conseguenza della crisi della rappresentanza e della credibilità della politica , o meglio , del sistema dei partiti della cosiddetta “Seconda Repubblica”, sono nate un po’ ovunque nuove forme di auto-organizzazione dei cittadini, i “comitati”. I gruppi di cittadini, i comitati e i movimenti, le associazioni e organizzazioni che hanno avviato processi di resistenza alle tendenze in atto, alle ingiustizie e ai rischi che queste che comportano, sono spinti da esigenze diverse. Spesso si tratta di resistenze e opposizioni a scelte che colpiscono localmente interessi comuni di gruppi di cittadini, altre volte si tratta di proteste e proposte che vogliono contrastare azioni e prospettive che colpiscono gruppi più vasti, o l’intera umanità. A volte si tratta di azioni racchiuse nell’orizzonte limitato della protesta, altre volte di pratiche capaci di proporre alternative concretamente raggiungibili. Molte sono le difficoltà che i movimenti devono incontrare e i motivi della loro fragilità. Ma ancora maggiori sono le potenzialità, e soprattutto la necessità, della loro azione. Sono fragili perchè sono nati e sopravvivono sulla base del volontariato, investendo risorse (di tempo, di attrezzature, di finanze) molto limitate. Sono fragili perchè raramente hanno accesso alle stesse informazioni e alle stesse capacità di elaborazione di cui dispongono i poteri che vogliono contrastare. Sono fragili perchè raramente hanno la possibilità di durare nei tempi lunghi che i problemi affrontati richiederebbero. La loro necessità nasce dal fatto che sono l’unica forza capace di criticare le tendenze in atto, visto il declino (particolarmente in Italia) della politica dei partiti, la crisi delle istituzioni democratiche, l’incapacità dei governi (in Italia, in Europa e nel mondo) di affrontare le grandi spinte ambientali e sociali che la realtà impone. Le loro potenzialità stanno tutte nella loro capacità di comprendere il quadro generale in cui si collocano i singoli conflitti e della necessità di aggregarsi, di collaborare, di mettersi in rete condividendo risorse, moltiplicando la loro visibilità e capacità di mobilitazione, di socializzare conoscenze e informazioni, di integrare saperi diffusi e saperi esperti, di saper passare dalla pur legittima protesta ad un credibile proposta. I forum sociali europei e mondiali, le iniziative delle reti italiane e di quella veneta che si sta costruendo sono segni e strumenti di queste potenzialità.

Arch. Carlo Costantini - AltroVe ( Rete dei comitati e delle associazioni per un altro Veneto) 21.03.2012 

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