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saracinesche chiuseCOMMERCIO SECONDO LA FIPE CONFCOMMERCIO NEL 2012 IN POLESINE HANNO CHIUSO 15 BAR E 18 RISTORANTI.Bressanin (Confesercenti): “La Tares è una follia”. Monini (Cna): “In crisi anche l’artigianato alimentare”.

La crisi non risparmia nessuno e anche i pubblici esercizi fanno le spese della drammatica congiuntura economica. A lanciare l’allarme è stata la Fipe Confcommercio che ha presentato i dati della sua indagine a Venezia. Secondo la federazione, in provincia di Rovigo nel corso del 2012 il saldo tra aziende aperte e chiuse è stato negativo: -15 bar e -18 ristoranti, per un totale di 33 esercizi. “Il dato non mi sorprende - afferma Alessandro Monini, direttore di Cna Rovigo - perchè non fa altro che confermare il trend che sta caratterizzando il Polesine. Purtroppo le cessazioni d’attività sono sempre più frequenti anche nell’ambito dell’artigianato alimentare”. Il saldo negativo dei pubblici esercizi, secondo il presidente di Confesercenti Rovigo, è anche causa degli “imprenditori per necessità”: “Con la crisi - afferma Primo Vitaliano Bressanin - molte persone si sono trasformate in imprenditori aprendo o rilevando attività come bar o ristoranti senza, purtroppo, avere le capacità necessarie per gestirli. l’esempio più classico è quello del dipendente che rileva il bar”. Secondo Bressanin, infatti, “non è detto che un bravo dipendente sia anche un bravo imprenditore” e così, nella maggioranza dei casi “in sei mesi l’attività è costretta a chiudere”. “Ma le attività - continua - solo per il fatto di aprire turbano comunque il mercato che le circonda portando via un po’ di lavoro ad altri e facilitando così le chiusure di chi è già in crisi”. Da non sottovalutare, secondo le associazioni di categoria, anche il peso del cuneo fiscale: “La Tares è una pazzia - afferma Bressanin - e chi approva tassazioni di questo tipo non ha la minima idea di cosa voglia dire fare impresa”. “Per chi ha a che fare con l’artigianato alimentare - afferma Minini - deve fare i conti anche con le nuove direttive europee che soprattutto su piccole aziende possono avere effetti devastanti”. Nel 2013, secondo Fipe, da gennaio a settembre in Veneto hanno chiuso i battenti ben 6.219 aziende. Numeri che fanno riflettere: “Se non riprendono i consumi - afferma Bressanin - non si può andare avanti. Chi ha cercato di stringere i denti, mantenedo alcune professionalità come i propri dipendenti storici, arriva ad un momento in cui non ce la fa più e deve mollare. Ci sono situazioni in cui tenere aperto è più dannoso che chiudere vista la pressione fiscale”. Secondo le associazioni, quindi, “siamo ancora nel mezzo del tunnel” e non si vede nessuna luce alla fine.Sara Dainese

 

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