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inceneritore-14

Luigi Zanforlin del comitato cittadino di Borsea lancia l’allarme di nuove centrali in città. Il sindaco Bruno Piva e Massimo Nicoli di Ecoambiente smentiscono.

 

La centrale a pirolisi proposta dalla ditta Polimeri Europa a Borsea non sarebbe collegata in alcun modo all’ipotesi di una centrale a cippato la cui realizzazione era stata ventilata nell’area del nuovo carcere (dopo che era stata bocciata la centrale a olio di colza in zona Interporto). Benché Luigino Zanetti (foto a lato), esponente del Psi e componente del comitato di cittadini di Borsea sostenga che il sindaco ed Ecoambiente abbiano in mano un progetto complessivo per il teleriscaldamento in città, i diretti interessati, ovvero Nicoli e Piva fanno sapere che il progetto del teleriscaldamento (un tubo che collega l’Interporto e l’eventuale centrale vicina al carcere) è stato accantonato.

C’è un collegamento tra l’impianto a pirolisi che potrebbe essere realizzato in zona Interporto a Rovigo e la centrale a cippato ventilata in zona nuovo carcere? Se da una parte ne è convinto Luigi Zanforlin, esponente del Psi rodigino, che lancia l’allarme, dall’altra il sindaco Bruno Piva e Massimo Nicoli, presidente di Ecoambiente e direttore di Asm Set smentiscono categoricamente.

Ecco le ipotesi di Zanetti sugli impianti che dovrebbero sorgere a Rovigo: la realizzazione della centrale a pirolisi proposta dalla ditta Polimeri Europa al Comune (leggi articolo) sarebbe direttamente collegata alla centrale a cippato che si ipotizzava potesse essere realizzata nei pressi del nuovo carcereattraverso un tubo per il teleriscaldamento.
L’acqua bollente per il teleriscaldamento, sarebbe prodotta proprio attraverso il processo di pirolisi (che produce energia bruciando le ramaglie ad una temperatura di 800 gradi) ma dato che l’impianto è di dimensioni ridotte, sarebbe affiancato dalla centrale a cippato, progetto che, sempre secondo le parole di Zanetti, sarebbe figlio del progetto per la centrale ad olio di colza della E-factory che doveva collocarsi sempre in area Interporto.
“Se questo progetto andasse in porto si spegnerebbero circa 4mila caldaie in città - spiega - ma una eventuale riduzione delle emissioni delle caldaie sarebbe compensata dalle emissioni dei due impianti”. A questa ipotesi si aggiungerebbe un altro spettro: “La legge prevede che qualsiasi materiale che non sia plastica possa essere considerato biomasse e bruciato - continua Zanetti -, compresi i rifiuti solidi urbani. Perciò quando il verde di Ecoambiente o il cippato finiscono c’è la possibilità che vengano bruciati anche i rifiuti e le centrali di fatto si trasformerebbero in inceneritori”.

Zanetti è convinto che il sindaco e Nicoli tengano nascosto nel cassetto il progetto complessivo delle due centrali collegate dal tubo del teleriscaldamento che andrebbe dal carcere all'Interporto. “E’ un investimento di quasi 5 milioni di euro a cui la Regione Veneto ha contribuito con un finanziamento di 2 milioni attraverso la propria finanziaria Veneto sviluppo, l’altro 50% lo metterebbe Asm Set. In pratica a pagare sarebbero i cittadini compresi quelli che poi pagherebbero la fornitura di energia del teleriscaldamento. Per non parlare dell’inquinamento.Borsea registra già 100 giorni di sforamento delle emissioni all’anno perché deve fare i conti anche con la presenza di due fonderie”.

Massimo Nicoli e il sindaco Piva smentiscono categoricamente le ipotesi di Zanetti. “Asm Set aveva tentato di partecipare ad un bando regionale per il teleriscaldamento - spiega Nicoli - ma in fase di preparazione dei documenti abbiamo accantonato l’idea perché i soli costi delle verifiche tecniche, intorno ai 300mila euro, erano troppo elevati. Va ricordato inoltre che qualsiasi impianto tratti i rifiuti dovrà passare per Ecoambiente che è l’unica società titolata ad occuparsi del loro trattamento”.
Alla voce di Nicoli si aggiunge quella di Piva: “I due impianti sono due cose completamente diverse. In più va sottolineato che l’impianto a pirolisi di Borsea è poco più grande di una stufa domestica che a mio avviso non è in grado di fornire energia su larga scala”.

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