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furin corazzari(Redazionale) - Botta e risposta - Non si fa attendere la risposta, peraltro molto articolata, della pentastellata Michela Furin al consigliere regionale Cristiano Corazzari.

"Se il consigliere Corazzari,  invece di fermarsi a leggere solo l’art. 1 della nuova legge regionale sul piano casa avesse letto tutto il testo comparandolo con la versione precedente,  se avesse letto anche il report della regione Veneto sui dati di applicazione del piano casa 2010-2013, se avesse letto il decreto del fare con il rapporto/commento  ANCE , probabilmente si sarebbe risparmiato questa figuraccia.

Le rispondo punto per punto, smontando le sue affermazioni e riportando semplicemente articoli di legge, in modo che riusciamo a parlare la stessa lingua, visto che è avvocato e non architetto.

CORAZZARI: la legge appena approvata dalla Regione si aggancia a quanto già previsto dagli strumenti urbanistici comunali, soprattutto per quanto riguarda le forme di tutela, e ricorda le ulteriori tutele della norma statale (contenute nell’articolo 9 relativo ai limiti all’applicabilità)

FURIN: il piano casa è una norma straordinaria, in deroga agli strumenti pianificatori, sia per i semplici ampliamenti che per per gli interventi di riqualificazione energetico-ambientale. Le tutele che lei menziona all’art. 9 riguardano unicamente edifici vincolati ai sensi della 42/2004 o aree soggette a particolare tutela o a totale inedificabilità. Per quanto riguarda il rispetto delle  distanze dai fabbricati previsti dal DM 1444/1968, le ricordo che il decreto del fare all’art. 30 modifica la L 380/2001 inserendo l’art. 2 bis “le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono prevedere, con proprie leggi e regolamenti, disposizioni derogatorie al decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444 […] nell'ambito della definizione o revisione di strumenti urbanistici comunque funzionali a un assetto complessivo e unitario o di specifiche aree territoriali».

L’ANCE nel  Commento alle norme di interesse per il settore privato del DL 69/2013 (decreto fare) riporta:  “ nella rubrica viene richiamato il solo limite di distanza tra fabbricati, nel contenuto della norma non vengono specificati gli articoli di riferimento, ma si cita interamente il DM 1444/68. In tale ultimo caso si dovrebbe ritenere che la facoltà delle Regioni di derogare al DM 1444/68 riguardi tutti i limiti imposti dal citato decreto. […]Le deroghe all’ordinamento civile delle distanze tra edifici sono, dunque, consentite nei limiti indicati, se inserite in strumenti urbanistici, funzionali a conformare un assetto complessivo e unitario di determinate zone del territorio. […].

Queste sono le deroghe contenute nel piano casa:

Art. 2 c. 1: In deroga alle previsioni dei regolamenti comunali e degli strumenti urbanistici e territoriali comunali, provinciali e regionali, ivi compresi i piani ambientali dei parchi regionali, è consentito l’ampliamento degli edifici esistenti

art. 3 c.2. Gli interventi di cui al comma 1 (demolizione e ricostruzione degli edifici) finalizzati al perseguimento degli attuali standard qualitativi architettonici, energetici, tecnologici e di sicurezza, sono consentiti in deroga alle previsioni dei regolamenti comunali e degli strumenti urbanistici e territoriali, comunali, provinciali e regionali, ivi compresi i piani ambientali dei parchi regionali.

La Regione estende le possibilità di applicazione del piano casa ter a tutti i centri storici, eliminando la potestà legislativa delle amministrazioni comunali, prevista invece nella precedente versione.

 

 CORAZZARI: A garanzia del risparmio energetico e della preservazione ambientale, abbiamo spinto di più sulla demolizione e ricostruzione di edifici in classe A piuttosto che sul semplice ampliamento, per il quale abbiamo mantenuto i bonus volumetrici precedenti aggiungendo un premio aggiuntivo solo in caso di riqualificazione sismica

FURIN: se avesse esaminato il Monitoraggio sull’applicazione del “Piano Casa”della Direzione Urbanistica e Paesaggio della Regione del Veneto - REPORT 2013, I DATI SUL PIANO CASA scoprirebbe che il 97% degli interventi eseguiti in Veneto dal 2010 al 2013 riguarda il semplice ampliamento.

Su 54.626 domande presentate, Le pratiche effettivamente attivate infatti sono state 43.686 (per la maggior parte prima casa di abitazione), delle quali 42.475 hanno riguardato l’articolo 2 (ampliamento), 1211 l’articolo 3 (demolizione e ricostruzione).

 

Per quanto riguarda i bonus volumetrici, si ha un aumento per l’ampliamento di case singole, rispetto al 20% previsto dal precedente piano casa

Nella LR13/2011 art. 2 c.1 “è consentito l’ampliamento degli edifici esistenti nei limiti del 20 per cento del volume se destinati ad uso residenziale e del 20 per cento della superficie coperta se adibiti ad uso diverso.

Il piano casa ter invece prevede all’art.2 c. 1

“è consentito l’ampliamento degli edifici esistenti al 31 ottobre 2013 nei limiti del 20 per cento del volume, o della superficie; è comunque consentito un ampliamento fino a 150 metri cubi per gli edifici residenziali unifamiliari da destinarsi a prima casa di abitazione.”

art. 2 c. 2

l’ampliamento può essere, altresì, realizzato su un altro lotto, purché lo stesso si trovi a non più di 200 metri, misurabili in linea d’aria, rispetto al lotto di pertinenza dell’edificio che genera l’ampliamento

Quindi, ad esempio, per una villetta singola a 2 piani di 150 mq pari a 450 mc è consentito un ampliamento di 150 mc,  ossia il 30% in più del volume esistente,  che può essere realizzato altrove.

 

Ulteriori bonus sono previsti per adeguamenti sismici e bonifica amianto.

art. 2 c.5 ter

La percentuale di cui al comma 1 è elevata di un ulteriore 5 per cento per gli edifici residenziali e 10 per cento per gli edifici ad uso diverso, qualora l’intervento preveda la messa in sicurezza sismica dell’intero edificio, purché la stessa non sia già obbligatoria per legge.

Art 3 ter.

Interventi per favorire la rimozione e lo smaltimento dell’amianto è concesso un ampliamento fino al 10 per cento del volume o della superficie, anche in deroga ai parametri dello strumento urbanistico comunale.

Il piano casa prevede interventi per favorire il rinnovamento del patrimonio edilizio esistente, mediante demolizioni con ricostruzione, con aumenti dal 70% (prima 40%) all’80% (prima 50%) dei bonus volumetrici. Significa più che raddoppiare le cubature in aggiunta alle previsioni dei PAT, già sovradimensionati.

Art. 3 c. 2 a) fino al 70 per cento, qualora per la ricostruzione vengano utilizzate tecniche costruttive che portino la prestazione energetica dell’edificio […]in classe A. 

E cosa succede se l’edifico ricostruito non corrisponde ai parametri di efficienza per i quali ha ottenuto il bonus? Verrà demolito o si chiederà un condono?

Art. 3 c.2 b) fino all’80 per cento […]prevedendo la graduazione della volumetria assentibile in ampliamento in funzione della qualità ambientale ed energetica dell’intervento.

E questa la chiama “preservazione ambientale” che non avrà alcun impatto e consumo zero di suolo?

Sugli interventi di demolizione con ricostruzione sempre l’art. 30 del Decreto del Fare prevede una serie di liberalizzazioni e semplificazioni burocratiche, volute fortemente dai costruttori edili, come riporta la relazione ANCE:

Durante l’iter di conversione del decreto legge l’ANCE ha svolto un’intensa azione a livello sia politico che istituzionale che ha portato alla:

A. eliminazione del vincolo della sagoma come prescrizione necessaria ai fini dell’inquadramento degli interventi di demolizione e ricostruzione nella categoria edilizia della ristrutturazione edilizia;

B. previsione nell’ambito della categoria della ristrutturazione edilizia anche degli interventi di ripristino di edifici crollati o demoliti, purchè si possa accertarne la preesistente consistenza;

C. salvo alcuni casi, estensione della Scia agli interventi di ristrutturazione edilizia nonché delle cd. “varianti minori” ai permessi di costruire in caso di modifica della sagoma

CORAZZARI: nel Piano casa si è anche pensato alla sicurezza, prevedendo la possibilità di spostare in zone non a rischio le abitazioni attualmente collocate in aree a elevata o molto elevata pericolosità idraulica e geologica

FURIN: spostare un edificio in modo puntuale non risolve il problema, quando si tagliano contemporaneamente i fondi per la messa in sicurezza complessiva del territorio. Di certo non si potranno spostare interi quartieri. Il piano casa si riferisce ad interventi in specifiche aree ad alta pericolosità, ma se si consente la cementificazione in altre zone, accordando ulteriori bonus volumetrici in deroga alle norme,questo significa solo spostare il problema altrove e non risolverlo.

art. 3 quater c.1 Per gli edifici ricadenti nelle aree dichiarate ad alta pericolosità idraulica o idrogeologica è consentita l’integrale demolizione e la successiva ricostruzione in zona territoriale omogenea propria non dichiarata di pericolosità idraulica o idrogeologica, anche in deroga ai parametri dello strumento urbanistico comunale, con un incremento fino al 50 per cento del volume o della superficie.

Per concludere:

Nel 2011 il Presidente della regione Veneto, Luca Zaia, con riferimento alla mancanza di fondi a disposizione della Protezione Civile per il risarcimento di danni derivati da calamità atmosferiche, ha suggerito ai cittadini il ricorso ad assicurazioni private.

Nella  riforma della Protezione Civile del 2013, decreto legge a breve in discussione al Consiglio dei Ministri, è previsto l'obbligo per tutti i proprietari di immobili di pagare un'assicurazione obbligatoria per coprirsi dai rischi di terremoto e di altre catastrofi naturali.

In questo modo lo Stato verrebbe sollevato dall'onere di risarcire le vittime dei disastri. Si tratterebbe in un certo senso di una tassa in più, con la differenza che a incassarla non sarebbe l'erario bensì un'assicurazione privata.

Allo Stato competerebbero le funzioni di prevenzione, di gestione delle fasi di emergenza e di ricostruzione delle infrastrutture pubbliche; mentre i singoli e il sistema assicurativo dovrebbero far fronte ai danni diretti subiti da imprese e cittadini.

Ma c’è un vizio di fondo: dove è la prevenzione da parte di stato e regioni?"

Michela Furin

Gruppo pianificazione veneto – M5S

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